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L'incidente Di Niki Lauda

                                                             1° AGOSTO 1976:

Il circuito del Nurburgring, sul quale e' programmato il GP di Germania, e' sicuramente una delle piste più leggendarie della storia dell'automobilismo, considerata dai piloti una vera e propria "terra sacra". Tutto concorre a farne un circuito unico nel suo genere; basta elencare qualche dato per rendersene conto:
- 22,835 Km. di lunghezza;
- 174 curve;
- 300 metri di dislivello;
- 150 cambi di direzione;                                                                                                                   - un'infinità di salti, gobbe ed avvallamenti disseminati lungo il percorso. Tutte caratteristiche che lo rendono estremamente affascinante per la guida. Significativa al riguardo la descrizione che qualche anno prima ne ha fatto Chris Amon, indimenticato e sfortunatissimo pilota della Ferrari: "Una delle maggiori sfide del Nurburgring consiste nel fatto che molte curve sono cieche, e quindi si deve impostare la macchina prima di poter vedere!".
Tutto vero, per carità. Ma allo stesso tempo non si puo' negare che la pericolosita' sia elevatissima. Il tracciato si snoda quasi interamente dentro una foresta di abeti, con spazi di fuga praticamente inesistenti e rocce ai lati della pista. Il tutto aggravato dalle velocità raggiungibili, tutt'altro che basse. Le medie sul giro sfiorano infatti i 200 km/h. La stessa lunghezza del tracciato e' un'arma a doppio taglio, poiche' non puo' essere garantita la copertura totale con mezzi di soccorso che, in caso di incidente, impiegano un'eternita' ad arrivare. Per farsi un'idea, il record sul giro con una vettura di F1 appartiene allo stesso Lauda, con 7'00"8. Ora, se una F1 impiega più di sette minuti a percorrere un giro, immaginiamo un'ambulanza o qualsiasi altro messo di soccorso. L'eventualita' peggiore e' certamente quella che un incidente accada a meta' percorso, verso l'undicesimo o dodicesimo chilometro……
Il giorno piu' nero della vita di Lauda inizia abbastanza bene per lui, visto che parte in prima fila al fianco di Hunt, grazie al secondo tempo ottenuto nelle prove. Niki non effettua una buona partenza: fa pattinare troppo le ruote sulla pista bagnata, e si ritrova al nono posto. A quel punto, poiché la pista si sta progressivamente asciugando, decide di fermarsi ai box per cambiare le gomme. Al rientro in pista e' scivolato agli ultimi posti per cui si lancia a testa bassa, deciso a recuperare il terreno perduto.
Nel corso del terzo giro, il dramma. Più o meno al chilometro 11 (…), nel tratto compreso tra la curva Ex-Muhle ed il tornante Bercwerk, affronta una veloce curva a sinistra, molto più ampia di quanto non sembri dall'unico filmato esistente (in seguito sarà chiamata Laudakurve). Non si è mai capito con certezza cosa succeda a quel punto, e la qualita' decisamente scadente delle immagini non aiuta molto a decifrare la dinamica dell'incidente. Forse vi e' un guasto meccanico, o più probabilmente il pilota ha un'incertezza e tenta una correzione in extremis. Esiste anche un'altra teoria, forse la più attendibile. Chi ha avuto modo di percorrere la pista, afferma che a meta' curva vi sono un paio di violenti avvallamenti che, se affrontati prima di aver impostato la traiettoria, possono rendere problematico il controllo della macchina. Pertanto non e' escluso che uno di questi avvallamenti abbia mandato le sospensioni a tampone (la vettura era pesante, avendo ancora molta benzina a bordo), con conseguente perdita di controllo.
Fatto sta che la Ferrari tocca il cordolo interno con la ruota posteriore sinistra, sbandando nella stessa direzione. Lauda controsterza immediatamente, ma non riesce ad evitare il testacoda. La vettura si gira in senso contrario a quello di marcia, sfonda le reti di protezione, sbatte violentemente contro una roccia con la fiancata sinistra e rimbalza al centro della pista, prendendo immediatamente fuoco. Il primo a transitare è Guy Edwards, che si trova davanti la Ferrari ferma in mezzo alla pista, trasformata in un rogo e con il pilota esanime ed intrappolato nell'abitacolo. Riesce miracolosamente ad evitarla. Non così Brett Lunger, che invece la centra in pieno. A seguito dell'urto la vettura compie un ulteriore giro su se stessa, e purtroppo dal serbatoio fuoriesce altra benzina, facendo aumentare d'intensità l'incendio. Sempre esaminando il filmato, si nota che ad un certo punto si sprigiona una fiammata che investe Niki in pieno viso.
I tre piloti (nel frattempo si è aggiunto Harald Ertl), con un gesto che fa loro onore, scendono dalle loro macchine e cercano di soccorrere lo sfortunato pilota. Sopraggiunge anche Merzario, che non esita a gettarsi in mezzo alle fiamme e riesce ad estrarlo dall'abitacolo, salvandogli la vita.
Ai soccorritori Lauda appare ancora vivo, ma in condizioni gravissime. Preoccupano soprattutto le difficoltà respiratorie, a causa del fumo inalato durante gli interminabili secondi nei quali è rimasto nell'abitacolo. Presenta inoltre ustioni di terzo grado, soprattutto al volto ed alla testa. L'unica fortuna, se così si può dire, è stata che la vettura abbia sbattuto nella roccia con il fianco, evitando un urto frontale che non gli avrebbe lasciato scampo. E' inoltre da rimarcare che, senza il gesto meraviglioso dei colleghi che si sono prodigati per soccorrerlo, non vi sarebbe stato nulla da fare. Succederebbe la stessa cosa nella F1 odierna?
La corsa viene sospesa. Il nuovo via viene dato dopo più di due ore: Hunt scatta in testa e non sarà più raggiunto. Regazzoni tenta una disperata difesa ma, a causa delle gomme inadeguate, incappa in due testacoda e termina al nono posto.
Il risultato della corsa passa tuttavia in secondo piano, rispetto alle notizie che stanno giungendo dall'ospedale di Adenau. Lauda è entrato in coma e la situazione sembra disperata, tanto che ad un certo punto gli viene impartita l'estrema unzione. Fortunatamente non sarà così. Le sue condizioni, lentamente ma costantemente, cominciano a migliorare e dopo alcuni giorni viene dichiarato fuori pericolo, anche se rimarrà orrendamente sfigurato. La fiammata sprigionatasi dopo l'urto con la Surtees di Lunger, nonostante il casco, gli ha procurato delle gravissime ustioni a tutta la parte superiore del viso (soprattutto intorno agli occhi), all'orecchio destro (che dovrà essere mutilato di quasi tutto il padiglione), e su vaste porzioni del cuoio capelluto, sulle quali non potranno più ricrescere i capelli. Comunque sia ha avuto salva la vita, e questo è quello che più conta.

 

 

 

Lauda e Merzario, l’abbraccio 30 anni dopo

foto:Lauda, Merzario, Stuck

sabato 06 maggio 2006

Le cronache del tempo, anno 1976, primo agosto, raccontano che «Niki Lauda era impegnato in una disperata rincorsa per recuperare sui primi». Raccontano che il campione del mondo perse «il controllo della sua Ferrari all’ingresso di una veloce curva (la Bergwerk), urtando i guardrail prima a sinistra e poi a destra, finendo in mezzo alla pista». Poi la macchina prese fuoco, le cinture di sicurezza si bloccarono, Niki fu salvato da Arturo Merzario che mando' a quel paese classifica e gara, si fermo', corse in mezzo alle fiamme e slaccio' la cintura di Lauda, tirandolo fuori.
Oggi, trent’anni dopo il rogo della Nordschleife, questo il nome del mitico Nürburgring, mitico perché proprio dopo quell’incidente la F1 abbandono' questa Scala del brivido e della velocita', trent’anni dopo Niki Lauda e Arturo Merzario s’incontrano di nuovo sulla pista che ha creato il loro mito. Chi vive di corse la chiama “La leggenda del sopravvissuto e del salvatore”, Niki preferisce parlare di “Grigliata del Nürburgring”. Pero' e' capace di aprirsi: «Io non credo alla vita dopo la morte – disse a Miami all’inviato di Stern -, perché ci sono andato molto vicino e non ho provato nulla. Nulla tranne una paura folle. In ospedale pensavo: “Accidenti, non e' possibile che ora tutto sia finito...”. A distanza di tanti anni, l’incidente mi provoca ancora incubi: nel sogno percorro la via di fuga, pero' non c’e' nessun incendio, ma vengo decapitato. Non dimentichero' mai la prima volta che ho visto il mio volto dopo che il fuoco mi aveva bruciato. Pensai: cosi' non potro' piu' andare in giro per Vienna, la gente mi fissera' come allo zoo».
Trent’anni dopo, il sopravvissuto e il salvatore si ritrovano. «Ma come fa a saperlo? Doveva essere una sorpresa», si stupisce Merzario, 64 anni di cui «45 passati su un’auto da corsa» puntualizza con fierezza. Arturo quel primo agosto 1976 scrisse una delle pagine piu' belle della storia che corre a trecento all’ora: «Feci una cosa normale, chiunque la farebbe» ripete oggi, ma un chiunque che nel 2006 rinuncia alla propria corsa, si ferma, parcheggia e si butta nel fuoco a soccorrere il collega va ancora cercato. Per rendere l’idea, è come se a Imola due settimane fa, quando Albers si e' capottato due volte, il pilota che lo seguiva si fosse fermato per andare a sincerarsi delle condizioni dell’avversario. L’avete visto?
Trent’anni dopo, qui al Nürburgring, ci sara' un abbraccio fra due colleghi rimasti colleghi. Perché nello strano mondo di Niki salvare la vita non vuol dire diventare amici. All’epoca, per ricambiare del gentile “cadeau”, Lauda gli regalò un orologio. Da li' nacque la sua fama di tirchio. «È passato tanto tempo – lo perdona Arturo – e poi a me e' sempre bastata una stretta di mano. In fondo, dobbiamo essere felici tutti e due: lui e' ancora vivo, e pure io. Se penso a quanto eravamo folli a correre su quelle macchine e su una pista del genere».